Per gli
appassionati dei tempi andati riportiamo di seguito alcune notizie storiche sul
fabbricato divenuto, a seguito della recente ristrutturazione, il Rifugio alpino
Rinfreddo.
Il nome le deriva dalla Mónte su cui sorge e dal
ruscello che le fa da confine ad est.
Per
molti secoli bovini della vallata hanno trascorso qui, alle falde del Col
Quaternà, il periodo dell'alpeggio (dal 24 giugno, giorno di S. Giovanni, alla
seconda settimana di settembre).
C'era una
casèrä che serviva da ricovero per i pastori e da laboratorio per la
lavorazione del latte: formaggio, burro e ricotta erano i principali prodotti
ottenuti.
Per gli animali c'era una màndrä (recinto con
tettoia) dove ora c'è il parcheggio. Solo nel 1928 si costruì uno
stalón (stalla doppia) per proteggere meglio il bestiame dal freddo e
dall'umidità della notte.
Alla mattina il
bòlcu (capo pastore), aiutato del
vèidä grandä e dal
vèidä pižlä (pastore ed aiutante pastore), con una fetta di polenta ed
un pezzo di formaggio per sè in una tasca della giacca e nell'altra un po' di
sale e crusca per gli animali, accompagnava la mandria sulla prandèrä (pascolo designato di giornata).
Il numero degli animali superava le 100 unità e qualche anno si è arrivati fino
a 160 capi, tanto da dover riutilizzare in parte la
màndrä.
Il
mìster (casaro) si occupava della lavorazione del latte ed era
responsabile del buon andamento dell'alpeggio; il
foghèr faceva da mangiare, i servizi e la pulizia, il legnèr preparava la legna
e puliva le stalle.
L'operazione di mungitura coinvolgeva tutto il personale per tre ore alla
mattina (dalle ore 4 alle 7) ed altrettante alla sera, con una media di 20 capi
ciascuno.
La
pègnä
(zangola per ottenere il burro) doveva essere mossa a mano da due
persone, ininterrottamente e per più di un'ora. Solo dal 1951 venne installato
un motore a scoppio per supplire a tale faticosa incombenza.
Nel lungo e nevoso inverno 1950/51 ci furono parecchi danni sia alla casèrä che allo
stalòn che furono riparati negli anni seguenti (1952-54).
Nel 1957 arrivò l'illuminazione: l'energia proveniva da una turbina idraulica,
l'acqua non mancava e risultò così superfluo il motore a scoppio che muoveva la
pègnä, sostituito da un motore elettrico.
Nel 1974 una slavina danneggiò lo stalòn, che venne poi
ricostruito due anni più tardi, in luogo diverso, di fronte alla
casèrä, dove rimane tutt’oggi. Con l'occasione furono installate anche
le mungitrici e la
ciudérä (caldiera) del latte venne riscaldata non più dal fuoco della
legna, bensì da un generatore di vapore alimentato a gasolio.
Da qualche anno il numero delle mucche è drasticamente diminuito e dal 1993 la
lavorazione del latte non viene più fatta in loco. Una parte dello stalòn, risultato ora eccessivamente capiente, è stato quindi
riattato a ricovero per i pastori.
La vecchia
casèrä, avendo terminato la sua destinazione originaria, è stata
ristrutturata ed adibita a rifugio alpino. Una testimonianza del fuoco, che per
tempi immemorabili ha sfavillato sotto la
ciudérä, la troviamo nel "soffitto a volta" della sala da pranzo.
Notizie raccolte dal Gruppo Ricerche Culturali di
Comelico Superiore.
Testimonianze di Roberto Sacco Sonador
Documenti della Regola di Dosoledo